"Litigare bene" è un metodo del pedagogista Daniele Novara.
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| Carta e penne per scrivere quando non si riesce a parlare |
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| Decorazioni e messaggi |
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| Il gomitolo per passarsi la parola e l'anti stress |
B L O G della CLASSE TERZA A --- Scuola Primaria "Alessandra Venturi" di Monteveglio, Valsamoggia, BO --- primaria.monteveglio@gmail.com
"Litigare bene" è un metodo del pedagogista Daniele Novara.
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| Carta e penne per scrivere quando non si riesce a parlare |
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| Decorazioni e messaggi |
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| Il gomitolo per passarsi la parola e l'anti stress |
La buona arte è quella che ti lascia entrare
da tante angolazioni diverse
e uscire con tante prospettive diverse.
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| Lapbook di classe seconda per parlare di emozioni... |
Il Laboratorio del CDI di Crespellano svolto qualche mese fa è stato una bellissima occasione di metterci alla prova e di imparare ad utilizzare attenzioni, emozioni e pensieri positivi nel lavoro di tutti i giorni...per STARE BENE INSIEME!
Crediamo molto nell'intervento di esperti esterni, in questo caso l'operatrice del CDI Alice Ara, che aiutano noi insegnanti a guardare dal "di fuori" le dinamiche e le relazioni della classe.
Attraverso giochi, storie e attività di lavoro cooperativo, i bambini e le bambine della Prima A hanno scoperto che stare insieme non è sempre facile ma che applicando qualche piccola strategia di attenzione e disponibilità si può arrivare ad avere fiducia nell'altro e sentirsi parte di un gruppo felice e sereno!
http://www.cdila.it/cdila/Index?q=object/detail&p=_system_cms_node/_a_ID/_v_12
Finalità dei progetti educativi del Centro di Documentazione è quindi quella di sviluppare la capacità di cooperazione nei gruppi di coetanei all'interno della scuola e in rapporto con il territorio attraverso attività di laboratorio, in cui gli alunni possano sperimentare attivamente la reciprocità, l'assunzione di responsabilità e la capacità di progettare insieme (anche tra alunni e insegnanti). Le relazioni, gli apprendimenti e le consapevolezze raggiunte sono gli indicatori dell'efficacia del lavoro svolto.
La fonte di ispirazione è la fiaba di Hans Christian Andersen, ma invece che un solo anatroccolo, qui gli anatroccoli sono tanti, come in una classe.
Abbiamo scelto uno spettacolo da vedere a teatro che parlasse di tutti noi, in cui ognuno potesse riconoscersi.
E non siamo rimasti delusi: abbiamo riso, cantato, ci siamo emozionati, ci siamo anche fatti delle domande alle quali Silvano, l'autore e l'attore, ha risposto.
Silvano ha ascoltato il racconto delle nostre emozioni...perché a quello serve (anche) il teatro!
Tornati in classe abbiamo di nuovo cantato (la prima A canta, sempre!) e conversato intorno agli argomenti dello spettacolo, lo abbiamo raccontato, con l'aiuto delle foto e dei video sul sito, ad un compagno assente e alla fine abbiamo detto la nostra:
-Che anatroccolo sono, in cosa sono forte, in cosa ho ancora bisogno di aiuto?
Senza schemi e senza risposte obbligate: ognuno libero di disegnarsi da solo o insieme ad altri, a casa e a scuola, mezzo anatroccolo e mezzo bambino, in bianco e nero o in un'esplosione di colori.
Che emozione sentire i vostri racconti! Che devono restare vostri!
Grazie.
I bambini-anatroccoli in scena, tutti diversi ma accomunati dall’essere “piccoli e fragili” a causa dell’età, vengono resi forti proprio da quella comunità-classe che diventa una palestra in cui, oltre a costruirsi proprie identità sin dai primi anni di vita, permette di entrare in relazione con gli altri e di formare una comunità.
Il progetto "Lingua Madre" nasce dal racconto delle nostre giornate
in classe dove le lingue, al plurale naturalmente, si mescolano e si
sovrappongono, a volte si scontrano, spesso si incontrano.
Un suono che fatichiamo ad imparare, un altro che ci riesce bene perché familiare, una scrittura che è di casa, "materna" appunto: tutto è utile per crescere nell'uso della lingua e quindi della comunicazione.
La lingua madre di ciascuno di noi è così importante che la scuola deve tenerne conto nel processo di apprendimento mentre le famiglie possono esserne custodi per le prossime generazioni.
Una storia in olandese.
Nei nostri tre incontri con chi ha portato in classe le "lingue madri" abbiamo spesso usato la parola RICCHEZZA, perché è quello che ci ritroviamo ad avere se si superano le distanze e ci si conosce.
Il progetto è strutturato in maniera molto semplice:
1.I bambini hanno potuto riflettere sul concetto di "lingua madre" utilizzando una sagoma in cui rappresentare, attraverso una legenda a colori, le lingue conosciute o con le quali si è venuti a contatto.
Il risultato è un colorato patchwork di lingue che appartengono al nostro gruppo classe e che potranno in cinque anni diventare patrimonio comune.
2. Alcuni genitori (ma anche un nonno ha partecipato) hanno donato un po' del loro tempo a leggere una storia nella loro lingua e a confrontarsi con i bambini sui suoni diversi, sulle differenze e le somiglianze.
Come si dice ciao, come si dice grazie?
Ma anche ciliegia, arcobaleno e orologio!
Sentirsi un po' a casa e un po' lontani dal proprio mondo: gli incontri con chi parla un'altra lingua fanno questo effetto.
Le attività e soprattutto gli incontri hanno scatenato la curiosità e l'attenzione dei bambini e delle bambine, hanno dato valore ad ogni lingua e ad ogni storia.
Grazie di cuore a chi è venuto a portarci "un pezzo di sé" .
La porta della Prima A resta aperta a chi volesse continuare questo dono di storie e di suoni: vi aspettiamo per diventare ancora più ricchi!