11 ottobre 2013

Da dove nasce la VITE: dal pianto dei draghi!



Si narra che molti secoli fa, dal commovente e profondo pianto di un drago, la terra fece nascere un arbusto sinuoso e contorto, dalle lunghe braccia sottili e ruvide.
Un modesto albero dai rami cupi e intricati, che solevano tenere lontano ogni creatura vivente; dal cui cuore facevano mostra di se grappoli d'iridi verde smeraldo e venature di tuono, il cui sguardo incantava e stregava il cuore di coloro che riuscivano a scorgerle tra le fitte foglie.
Sfere succose, dolci e asprigne, secondo una leggenda in grado di guarire ogni dolore e di rendere saggio e lungimirante chiunque riuscisse a godere anche del succo di un solo, rotondo acino ambrato. Un privilegio non concesso a molti, poiché solo i cuori puri e umili avrebbero potuto coglierli senza ferirsi o lacerarsi; solo anime trasparenti e benevole avrebbero potuto acquisire la sapienza secolare del pianto del drago, con i suoi poderosi benefici.
In passato solo spiritelli del bosco avevano accesso ai rari cespugli incantati, in armonia con la terra e il cielo e nel rispetto profondo dell’anima terrestre: solamente gnomi sapienti, che solevano appropriarsi di poche iridi smeraldo al fine di creare un potente elisir in grado di rifondere forza, vigore e saggezza profonda agli animi meritevoli o alle persone malate, ai quali il prezioso nettare avrebbe restituito una grande energia, in grado di cancellare tutte le cose brutte e dolorose.
Nessuno sa esattamente quali erbe incantate o quali nettari preziosi venissero miscelati al potente succo di quei globi, riconosciuti ancora oggi come i traslucidi frutti d’uva : qualcuno racconta che gli gnomi più anziani si avvalessero del calore ambrato del miele, linfa di vita e sacralità; qualcun altro ricorda invece la forza spirituale di un grano scuro e saporito, in grado di dare vigore fisico e mentale, spesso trattato e lavorato con sapienza dalle mani di abili agricoltori.

Ciò che appare certo però, è che quel secolare mistero si perde ancora oggi nei sibili del vento, nei pressi dei rari arbusti di deliziosa e antica uva; è nascosto tra le dita dell’aria, che sussurra a cuori umili e attenti il prezioso segreto. E talvolta pare di sentirla mormorare, bisbigliare, con voce lontana, fresca e ammaliante: <Solo tra i rami più contorti nascono i frutti più belli. E’ dal coraggio che sboccia la virtù, dalla bontà d’animo il vero incanto della vita>.


<<Ho capito: è l'UVA!>>.
<<La pianta è tutta intrecciata, sono le qualità dell'uva>>.
<<Ma i draghi piangono? forse è una storia di tanto tempo fa>>.
<<Sì, è di tanto tempo fa , quando c'erano i cavalieri e le principesse>>.


SAPETE COSA SI FA CON L'UVA?
<<Il vino>>.
<<Il succo d'uva>>.
<< Il mosto>>.
<<La macedonia>>.
<<Una torta>>.
<<Una gelatina che si fa con il mosto>>
IDEA! Facciamola anche noi!

MA IL DRAGO DI QUESTA STORIA COM'E' ?
<<E' italiano! In Scozia non c'è l'uva!>>
<<E' bello>>.
<<Era triste>>.
<<Secondo me era triste perché la fidanzata l'ha tradito>>.
<<Non ha amici ne fratelli>>.
<<Non ha niente da mangiare>>
<<Nessuno gli vuole bene perché ha fatto molto male>>
<<Forse ha sputato fuoco>>
<<Secondo me piangeva per la gioia, l'uva è una cosa bella!>>